Marco Laganà’s R.U.G.A. collection and three shoes to die for!

R.U.G.A. è il nome dell’ultima collezione di Marco Laganà, giovane shoe designer, classe 1991, una laurea presso il Politecnico di Milano in Design della Moda, e una linea a suo nome nata a gennaio 2015, dopo un periodo parigino, dove ha lavorato per Camille Tanoh e poi per la maison Pierre Hardy. La ruga è la parola che esprime il trascorrere indelebile del tempo sulla pelle. ma R.U.G.A. è anche l’acronimo di Rough Unique Grand-parents’ Art, una collezione che parla del passare del tempo, della fuggevolezza degli affetti, dove la pelle martellata rappresenta l’anzianità, mentre il velluto è un tributo alle atmosfere ovattate delle case dei nonni, quasi fossero sempre pronte ad impregnarsi di ricordi. Una componente emozionale forte che si unisce ad un’altra altrettanto chiara di ricerca sui materiali. Abbiamo raggiunto Marco per farci raccontare i modelli ‘must-have’ di questa collezione. Ecco cosa ci ha raccontato.

 R.U.G.A. (wrinkle in Italian) is the name of the latest collection of Marco Laganà, a young shoe designer, born in 1991 and a graduate from the Politecnico di Milano in Fashion Design, with a line under his own name established in January 2015, after a period in Paris, where he worked for Camille Tanoh and then for the Maison Pierre Hardy. Ruga is the italian word that expresses the passage of time on our skin, but R.U.G.A. is also an acronym for Rough Unique Grand-parents ‘Art, a collection that speaks of the passage of time, the fleetingness of affections, where the textured leather represents the senior years, while the velvet is a tribute to the hushed atmosphere of the grandparents’ homes as if they were always ready to soak in memories. A strong emotional component that is combined with another equally clear materials’ research. We talked to Marco to learn more about the ‘must-have’ shoes in his collection. Here’s what he told us.

 

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Questo modello è la declinazione di uno dei pezzi continuativi del brand, il mocassino con le frange. Per il mio gusto personale il mocassino è la scarpa più proporzionata che sia stata mai creata, non solo nella forma e nella geometria, ma anche nella duttilità di utilizzo, sia estremamente elegante, sia casual. In questa versione si è data molta forza ed aggressività ad un design già pieno di carattere. L’aggiunta delle frange in velluto solo sulla parte esterna del gambale rende il prodotto iper riconoscibile ed in linea con tutta la collezione R.U.G.A..

Il modello mantiene le linee guida del brand definite già dalla prima collezione: suola geometrica fresata a mano con una zampa d’elefante di 6 gradi e taglio geometrico tra tacco e pianta. Nel disegnare la suola l’ispirazione è stata la fusione dei vecchi sandali giapponesi e la ricerca geometrica brutalista dell’architetto Louis Kahn. Per questo consiglio il documentario candidato all’Oscar “My Architect – A son’s journey”, girato da Nathaniel Kahn figlio dell’architetto morto nel 1974, a cui si riferisce la foto qui sotto. 

This model is the declination of one of the continuous pieces of the brand, the moccasin with fringes. For my personal taste the moccasin is the most proportionate shoe that has ever been created, not only for its form and geometry, but also for the flexibility of use, in its extremely elegant form, but also when casual. In this version is given a lot of strength and aggressiveness to an already full of character design. The addition of the velvet fringes only on the outside of the leg makes the product a lot recognizable and in line with the whole R.U.G.A. collection.

The model retains the brand guidelines established from the first collection: geometric sole milled by hand with a bell-bottoms of 6 degrees and a geometric cut between heel and plant. In designing the sole the inspiration was the merger of the old Japanese sandals and the geometric research done by brutalist architect Louis Kahn. That’s why I suggest you to see the Oscar-nominated documentary “My Architect – A son’s journey”, directed by Nathaniel Kahn, son of the architect died in 1974, to which it refers the picture below.

 

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Quello che sta pian piano diventando il modello icona del brand per il mondo sneakers è la S05. Prende il nome dall’ispirazione industriale della prima collezione in cui ho scelto di chiamare i modelli con dei codici, e non con dei nomi veri proprio per contrapporre il mondo industriale a quello artigianale, padre dei miei prodotti. Questo modello racchiude perfettamente l’anima delle mie collezioni: semplicità e dettaglio. È teoria del “less is more” che dona carattere ad una sneaker come questa. Manca un passante e l’allacciatura viene scomposta in una doppia asola. La gommapiuma non gira intorno a tutta la caviglia come l’occhio è abituato a vederla, ma crea un volume solido centrato tra tallone e collo. È come mettere un suono elettronico e stridulo su l’armonia di un piano. E la mente va immediatamente a questo tipo di suoni: https://www.youtube.com/watch?v=lYeP8a_Y_0A

What is slowly becoming the brand’s iconic model for the sneaker world is the S05. It takes its name from the inspiration of the first industrial collection in which I choose to call the models with codes, and not with the real names just to contrast the industrial world and the handcraft one, the father of my products. This model perfectly embodies the soul of my collections: simplicity and detail. It is the theory of “less is more” that gives character to a sneaker like this. A loop is missing and the lacing is decomposed in a double buttonhole. The foam does not revolve around the entire ankle as the eye is accustomed to seeing her, but it creates a solid volume centered between the heel and the neck. It’s like putting an electronic and screeching sound with the harmony of a piano. And the mind goes immediately to this type of sounds: https://www.youtube.com/watch?v=lYeP8a_Y_0A

 

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Rompere un equilibrio è il modo più complesso per portare un’innovazione all’interno di un prodotto. Il mio modo di fare invece punta sempre a fare quello. Le collezioni sono sempre delle concept collection che hanno l’intento di creare quasi imbarazzo parlando di argomenti tabù o ancora peggio mescolando mondi apparentemente incompatibili.Con questo modello di scarpa la volontà è proprio quella di mettere in discussione quanto detto precedentemente. L’icona con doppia stringa subisce delle variazioni, e già questo può risultare rischioso, tuttavia rimane bilanciata dallo strappo sul davanti e dalla scelta dei materiali. Il velluto è contrasto con il materiale “rugoso” utilizzato in collezione, la pelle martellata. La soundtrack perfetta per questa scarpa la trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=h_D3VFfhvs4

Breaking a balance is the most complex way to bring an innovation within a product. The way I design, however, always aims to do that. The collections are always ‘concept collections’ with the intention of creating almost embarrassed talking about taboo subjects, or even worse mixing seemingly incompatible worlds.With this model of shoe’s will it is precisely to challenge what has been said previously. The dual string icon undergoes changes, and that in itself can be risky, however, remains balanced by ripping the front and the choice of materials. The velvet is opposed to the “rough” material used in the collection, the textured leather. The perfect soundtrack for this shoe can be found here: https://www.youtube.com/watch?v=h_D3VFfhvs4

 

 GIANLUCA SINI

 

 

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